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Costruttori di senso e di motivazione: l'invecchiamento attivo Uisp

Nel corso della presentazione del progetto Age l'Uisp, insieme ai suoi ospiti, ha proposto una nuova visione di invecchiamento attivo

 

Nel futuro dell’economia, della sociologia, della medicina, dell’urbanistica, della psicologia e tante altre scienze, c’è il cambiamento demografico che incombe, ed anzi è già protagonista della nostra società. L’unica scelta a nostra disposizione è quella di affrontarlo con preparazione e lungimiranza: non è un caso che anche l’Uisp abbia messo al centro delle azioni delle politiche per la promozione della salute il tema dell’invecchiamento attivo. L’associazione dello sportpertutti promuove il diritto al movimento, e con questo, il diritto al mantenimento di una vita indipendente, autonoma, attiva e di comunità a tutte le età: per farlo è necessario costruire abitudini e stili di vita corrette da giovani e proporre opportunità accessibili anche a chi fa più fatica ad accedervi.

“L’Uisp ha 120.000 soci over 70, in prevalenza donne, con la nostra proposta motoria specifica aiutiamo queste persone a mantenere l’autonomia”, così Massimo Gasparetto, responsabile Politiche per la promozione della salute e welfare, ha aperto il panel “Architetture di benessere: integrare sport e welfare nella società che invecchia. Dialoghi tra demografia, innovazione sociale e salute pubblica per governare la transizione demografica” che ha chiuso la due giorni dedicata al lancio del progetto Age-Affrontare il cambiamento demografico attraverso lo sport. L’incontro si è tenuto a Roma, il 15 e 16 maggio: in questa occasione Gasparetto ha ribadito la necessità di abbassare il numero dei sedentari nel nostro Paese, aumentare i praticanti e soprattutto costruire proposte che siano accattivanti. “L’attività sportiva non si può prescrivere e basta - ha detto Gasparetto - anche perchè ha dei costi che non tutti si possono permettere. Dobbiamo sviluppare una prospettiva come quella della  prescrizione sociale: se saremo capaci di intercettare le passioni delle persone, potremo creare collegamenti e promuovere il coinvolgimento, solo questo processo può convincere le persone sedentarie a muoversi”. 

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Il 2026 delle politiche della salute Uisp sarà focalizzato sull’invecchiamento attivo: promozione della salute; valori e competenze; trasversalità delle politiche; attenzione alla comunità; sono tutti elementi che possono contribuire ad affrontare le sfide demografiche e la difesa del pianeta. “Noi cerchiamo di far star bene le persone e renderle felici attraverso le nostre pratiche - ha proseguito il responsabile Uisp - la nostra idea di corporeità è legata a valori di condivisione, per noi lo sport è un processo, non il risultato. Muoversi per piacere o per dovere sono due modi diversi di vedere il mondo e noi puntiamo sul primo, cercando di stimolare la motivazione intrinseca delle persone. E’ un investimento che ripaga anche solo per il risparmio economico che comporta, andando ad incidere sulle spese sanitarie degli anziani non sani”. Scarica la presentazione di Massimo Gasparetto

Proprio in questa prosettiva, Massimo Gasparetto ha lanciato l'idea che il lavoro dei vari gruppi che in tutta Italia sono stati promossi dalle Politiche della promozione della salute Uisp, si concluda in un appuntamento programmatico nazionale, gli Stati Generali dell'Invecchiamento attivamento, che si terrà il prossimo dicembre a Bologna.

I dati statistici, legati a quelli economici, confermano i vari aspetti che compongono la questione del cambiamento demografico: “La crescita dell’età media e delle conseguenti malattie croniche aumenta la richiesta di servizi socio sanitari - ha spiegato Stefano Campostrini, professore di Statistica sociale e sanitaria all’Università Ca' Foscari di Venezia - ma la diminuzione di giovani comporta il minor numero di persone che possono svolgere questi lavori: siamo davanti alla tempesta perfetta”. 

Se è vero che oggi invecchiamo meglio, quindi il focus dell’attenzione si sta spostando sugli over 75, la scelta che ci si pone davanti diventa: vivere di più o vivere meglio? La risposta, secondo Campostrini, sta nella compressione della morbilità: “Non dobbiamo puntare tutto sulla longevità ma sullo spostamento della morbilità più avanti nell’età, per avere un’età biologica migliore di quella anagrafica: questo eviterebbe una crescita insostenibile della domanda dei servizi. Ovviamente la possibilità di questa compressione è diversa tra gli strati sociali, perché è legata alle opportunità di prevenzione e cura, inoltre, ancora più importante dell'aspetto sanitario per influire sull'avanzamento dell’età biologica sono i fattori di prevenzione, dieta e attività fisica in primis. Invecchiamento attivo significa lavorare sui giovani e sugli adulti affinchè invecchino bene, e poi mantenere le buone abitudini rivolgendoci alle persone anziane”. Scarica la presentazione di Stefano Campostrini

Come si può facilitare l’acquisizione di questa nuova cultura dell’invecchiamento attivo? Per Michele Bertani, ricercatore in Sociologia all’Università Ca’ Foscari Venezia, è necessario costruire ecosistemi adatti. “La strategia age, che promuove sport di comunità e di prossimità, va incontro all’idea di un'attività che non sia basata sulla performance ma sul processo. Dobbiamo superare l’idea di attività fisica come qualcosa che tende alla perfezione, mentre deve essere capace di coinvolgere tutta la comunità, nelle sue diversità. Per questo può essere utile la creazione di un ecosistema composto da contesti e attività tra loro interconnessi, sviluppati con una visione olistica. In questo ecosistema, ovviamente, c’è l’attività sportiva ma in una visione complessiva del contesto sociale, che include una serie di servizi utili a favorire la compressione della curva di mobilità. Tutti gli ambienti devono essere correlati, perchè se ci sono proposte motorie ma non ci sono i mezzi per raggiungerli l’ecosistema non funziona. Si può disegnare una città che risponda a queste esigenze? Noi ricercatori ci stiamo provando, partendo dai dati e dalle opportunità messe a disposizione dall’Oms, per disegnare città a misura degli anziani, ma sono i decisori politici che possono permettere di realizzare questa visione ideale”. Scarica la presentazione di Michele Bertani

“Per essere in grado di dare risposte ad esigenze così diverse dobbiamo avere molti contenuti a disposizione - ha detto Massimo Gasparetto - e questo significa formazione permanente per noi e i nostri operatori. L’unico modo per ottenere tutto questo è lavorare in maniera intersettoriale, al nostro interno ma anche nelle reti e nelle alleanze”.

La giornata si è chiusa con gli interrogativi sollevati da Johnny Dotti, pedagogista e imprenditore sociale, che ha richiamato l’Uisp alla sua mission: “Le soluzioni al problema nuovo che abbiamo davanti non le troveremo in strategie vecchie - ha detto Dotti - Le strade che avete davanti sono due: diventare erogatore di servizi a consumo individuale, che è il paradigma generale attuale, o essere costruttori di comunità. Vale quello che funziona o ciò che ha senso? Preferite preservare il senso o il funzionamento? Il capitalismo, ad esempio, punta al funzionamento, è possibile costruire un’alternativa? Si può fare solo attraverso la ricerca di significato e di una direzione, attraverso la proposta di esperienze che nascono dalla passione. Perchè siamo portatori di senso non solo macchine che funzionano o meno”.